Donne alla conquista della matematica e dello sport

Matematica e sport sono settori ‘da uomini’ o sono semplicemente stereotipi? Lo abbiamo chiesto alle nostre ragazze. Ecco cosa ne pensano – A cura di Sara Riboldi

Fra gli stereotipi comuni, c’è la convinzione  – non supportata dalla realtà oggettiva – che matematica e sport sono siano campi ‘da uomini’. Ma è davvero così? E soprattutto, cosa ne pensano le ragazze che lavorano in Moxoff ma che hanno partecipato anche a dei progetti relativi allo sport per Math&Sport?

La matematica applicata alla realtà

Secondo le opinioni delle nostre ragazze, matematica e sport possono essere settori sia da uomini sia da donne. Del resto, sia Moxoff sia Math&Sport sono due startup in cui non conta il genere ma il talento. E il talento, si sa, può essere sia uomo sia donna. Alessia Serafini, laureata in ingegneria matematica, racconta: “Quando ho iniziato l’università, c’era l’idea che la matematica fosse ostica e noiosa. Alcuni  pensano che sia utile solo quando si va al supermercato. Invece, la matematica si applica a qualsiasi ambito. Io giocavo a pallavolo e sono rimasta piacevolmente sorpresa quando ho avuto la possibilità di applicarla nel mondo sportivo, in particolare appunto alla pallavolo. Sono felice di questa esperienza che sta continuando anche oggi!”. E per quanto riguarda gli stereotipi sulle differenze di genere, Alessia non ha dubbi: “In base alla mia esperienza personale, non ho visto differenze di trattamento tra uomini e donne, né nel campo sportivo né in quello della matematica. Non so se sia stata fortuna o se ormai sia la normalità!”.

Matematica e sport, donne in campo!

Sicuramente oggi la situazione che vede la matematica e lo sport campi ‘da uomini’ sta nettamente migliorando. Lo dimostrano le molte donne che stanno emergendo nei vari sport ma anche le giovani che fanno parte di aziende, come Moxoff o Math&Sport, dove la matematica è applicata alla realtà quotidiana. A ulteriore riprova non si può che menzionare anche Karen Uhlenbeck, la prima donna che ha recentemente conquistato il premio Abel, fra i più importanti riconoscimenti per i matematici di tutto il mondo.

Quando il lavoro non ha genere

È tuttavia innegabile che gli stereotipi continuino a esistere per quanto riguarda le donne. Il clima lavorativo diventa allora fondamentale per riconoscere pari dignità a entrambi i generi. Lo sottolinea Ilaria Speranza, anche lei membro della squadra di Moxoff e al tempo stesso collaboratrice per alcuni progetti di Math&Sport: “La cosa bella nella nostra azienda è che non vediamo colleghi uomini e colleghe donne ma vediamo prima di tutto colleghi. Per me questo è importante. La parità di genere non avverrà quando saremo tanti uomini quante donne piuttosto quando non si debba guardare al genere. Bisogna guardare al percorso formativo, alle passioni e alle competenze. Penso che nella nostra azienda si sia raggiunto questo obiettivo!”.

 

Il messaggio: “Seguite le vostre passioni!”

Se l’ambiente lavorativo è importante, lo è ancora di più l’identità di ciascuno di noi, caratterizzata da personalità e passioni che con il genere proprio non c’entrano. Lo sottolinea bene la nostra Ilenia Lovato, una matematica ‘pura’ che insieme alle altre ha vinto gli stereotipi. “Penso che quello che si percepisce fuori non corrisponda alla realtà, almeno per quanto riguarda la mia personale esperienza. Sono convinta che la cosa importante sia che ciascuno possa seguire le proprie passioni senza farsi influenzare da stereotipi o convenzioni sociali. Secondo me dipende tutto dalla singola persona. Non è una questione di genere, ma di interessi e competenze. E l’importante è che ciascuno possa seguire le proprie passioni!”.  L’importante, insomma, è non lasciarsi convincere che matematica e sport siano lavori ‘da uomini’!