Incidenza spazio-temporale del ‘fattore COVID’, aggiornamento analisi dagli ultimi dati ISTAT del 16/04

21/04/2020

A seguito del dibattito sviluppatosi attorno alla mortalità effettiva legata ai casi di COVID-19, l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) aggiorna settimanalmente i dati relativi ai decessi rilevati nei vari comuni italiani nel 2020 [2]. Dopo la pubblicazione dei dati del 16 aprile 2020, abbiamo a nostra volta aggiornato le nostre analisi per comprendere meglio l’andamento e l’evoluzione della mortalità, già condotte su un dataset precedente.

L’ultimo dataset ISTAT è stato costruito con criteri analoghi ai precedenti, contiene cioè comuni che presentano almeno dieci decessi nel periodo 4 gennaio – 4 aprile 2020 (ultimi tre mesi) e che hanno fatto registrare un aumento dei morti pari o superiore al 20 per cento nel periodo 1 marzo – 4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015 – 2019 [8]. Comprende ora 1689 comuni (su 7904 comuni italiani) con rilevamento dei decessi fino al 4 aprile 2020, ma solo 1111 comuni presentano la serie completa fino all’ultimo giorno. Sono stati comunque utilizzati i dati di tutti comuni, fino a quando disponibili, per condurre le analisi.

Il lavoro presentato è basato sui dati disaggregati originali; ciononostante i risultati sono stati a volte aggregati in fase di presentazione per provincia o città metropolitana (nel seguito considerate nel novero delle province per brevità di esposizione) poiché la distribuzione dei comuni contiene molti piccoli comuni, con numerosità ridotte. Per tutti i dettagli rimandiamo alla lettura dell’articolo precedente (9/04/2020). 

Nel filmato si mostra una misura dello scostamento (zscore) tra il numero di decessi osservati e quelli attesi nelle varie province italiane. Si nota come, a partire dai primi di marzo, l’eccesso di decessi si sia effettivamente diffuso dalla provincia di Lodi anche nelle restanti province Lombarde (ad esclusione di Como e Sondrio), in molte province del Piemonte, in parte dell’Emilia Romagna e nella provincia di Trento. Si può notare inoltre come nel sud Italia non si rilevino particolari eccessi nello scostamento tra decessi reali e decessi effettivi. L’andamento temporale dello scostamento (mostrato in Fig. 1) nelle province maggiormente colpite mostra tra la fine di marzo e l’inizio di aprile un’inversione di tendenza, un indizio positivo coerente con una riduzione della pressione sul sistema sanitario. In Fig. 2 si mostra invece l’andamento dello scostamento nella provincia e nel solo comune di Milano: si osserva come l’aumento dei decessi sia cominciato in ritardo, a partire circa dalla prima settimana di Marzo, rispetto alle altre province più colpite.

 

Figura 1

Andamento dello scostamento (zscore) tra decessi attesi (livello zero)  e decessi reali (in blu). La linea rossa segnala il giorno in cui lo scostamento ha cominciato a crescere.

 

Figura 2

Andamento dello scostamento (zscore) tra decessi attesi (livello zero) e decessi reali (in blu). La linea rossa segnala il giorno in cui lo scostamento ha cominciato a crescere.

In Tabella 1 si riporta la differenza tra decessi attesi e reali per tutti i 1689 comuni; per i comuni per cui la serie storica è troncata prima del 4 aprile sono stati comunque utilizzati tutti i dati disponibili.


Tabella 1

Dati per tutti i 1689 comuni del dataset ISTAT (1 gennaio – 4 aprile 2020)
Decessi attesi56.642
Decessi reali78.482
Incremento+38.6%

 

In Tabella 2 si riporta la differenza tra decessi attesi e reali a partire dal primo di marzo, sempre utilizzando tutti i dati fino a dove disponibili per tutti i comuni.

Tabella 2

Dati per tutti i 1689 comuni del dataset ISTAT (1 marzo – 4 aprile 2020)
Decessi attesi20.610
Decessi reali41.292 
Incremento+100%

In Tabella 3 si riporta la differenza tra decessi attesi e reali dal primo di gennaio al 29 febbraio, per confronto con un periodo che presenti un andamento sostanzialmente normale (ovvero senza l’influenza della COVID-19) del numero dei decessi.

Tabella 3

Dati per tutti i 1689 comuni del dataset ISTAT (1 gennaio – 29 febbraio 2020)
Decessi attesi36.032
Decessi reali37.190
Incremento+3,21%

La particolare composizione del dataset, relativo a comuni con alta variazione di morti rispetto al passato, non permette di estendere questi risultati all’intera popolazione nazionale, ciononostante i fenomeni presentati si sono manifestati nei comuni considerati e devono essere valutati con la dovuta attenzione. 

Ci uniamo alla richiesta che si possa estendere il dataset ad una completa copertura territoriale. Riteniamo infatti che per chi dovrà prendere decisioni per la cosiddetta Fase 2 di ripresa delle attività, una conoscenza certa su quanto avvenuto nei primi mesi dell’anno sia indispensabile, anche per confermare che i risultati dei tamponi e un domani dei test sierologici su determinati campioni di italiani rispecchino con sufficiente accuratezza l’andamento dell’epidemia nel paese. Una maggiore copertura del territorio aiuterebbe a tracciare le direzioni di diffusione del contagio direttamente dai dati, a complemento dei risultati ottenuti con altri metodi. 

In mancanza di una copertura e analisi completa con dati ufficiali, fioriscono articoli anche su stampa nazionale e a grande diffusione, con analisi superficiali o fuorvianti. Si veda ad esempio come il criterio di selezione dei comuni nel dataset (aumento dei morti pari o superiore al 20 per cento) sia stato interpretato come un aumento di mortalità nazionale dai maggiori organi di informazione (agenzie, quotidiani, televisioni) [9], con seguente comunicato Istat di chiarimento [10]. Oppure proiezioni (non dati reali) eseguite con criteri ignoti e a partire da dataset parimenti ignoti, pubblicate su un sito web senza alcuna spiegazione o nomi degli autori,  sono state riportate come realtà assodata in un contributo ospitato dal principale quotidiano finanziario nazionale, per rafforzare l’opinione che non ci sia un reale incremento di mortalità nel paese [11]. 

Non possiamo nascondere la nostra preoccupazione: l’analisi di fenomeni complessi richiede preparazione e difficilmente offre risposte semplici. In un momento in cui il paese è chiamato a scelte difficili, è bene che ciascuno faccia la sua parte e che sia data la dovuta attenzione alle numerose voci, accademiche e non, che con competenza possono fornire indicazioni utili.

 

Bibliografia

[1] S. Flaxman et al. Estimating the number of infections and the impact of non-pharmaceutical interventions on COVID-19 in 11 European countries. Imperial College Report 13, 2020 

[2] Dati mortalità pubblicati da ISTAT:  https://www.istat.it/it/archivio/240401

[3] Nota esplicativa Istat: https://www.istat.it/it/files//2020/03/Decessi_2020_Nota.pdf 

[4] S. Landi Infarto, I malati evitano l’ospedale per paura del virus, ma uno su tre poi arriva tardi, intervista a G. Merlino direttore sanitario del Centro Cardiologico Monzino I.R.C.C.S., Corriere della sera, edizione Milano, pubblicato online 24 marzo 2020.

[5] A. Remuzzi et G. Remuzzi, COVID-19 and Italy: what next? The Lancet Online First, Published online March 12, 2020

[6] G. Grasselli et al. Baseline Characteristics and Outcomes of 1591 Patients Infected With SARS-CoV-2 Admitted to ICUs of the Lombardy Region, Italy, JAMA, 2020

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2764365

[7] Incidenza spazio-temporale del ‘fattore COVID’ sui decessi https://youtu.be/itep0fJE810

[8] I decessi del 2020. Dati anticipatori sulla base di un sottoinsieme di comuni del

sistema ANPR, Istat https://www.istat.it/it/files//2020/03/Il-punto-sui-decessi_al_16-aprile.pdf

[9] No, la mortalità in Italia non è aumentata del 20 per cento per il coronavirus, Il Post, 17 aprile 2020 https://www.ilpost.it/2020/04/17/mortalita-italia-20-per-cento-coronavirus/

[10] Chiarimento sull’aggiornamento dei decessi, ISTAT: https://www.istat.it/it/archivio/241576 

[11] P. Becchi e G. Zibordi, L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia, intervento su Il Sole 24 Ore, 17 aprile 2020 

https://www.ilsole24ore.com/art/siamo-l-unico-paese-mondo-che-sta-distruggendo-sua-economia-e-sua-cultura-causa-virus-ADemZwK