Telemedicina e donazione dei dati: due armi affilate contro l’emergenza

27/03/2020

Mentre la telemedicina inizia a essere impiegata per il monitoraggio remoto dei pazienti Covid, l’analisi dei dati può aiutare il sistema sanitario e le istituzioni a far fronte all’emergenza. Per questo è nata la petizione #donaituoidati

Siamo ancora in piena emergenza e dobbiamo continuare a combattere con le armi in nostro possesso. Ormai, le conosciamo bene: stare a casa, evitare i contatti, limitare i movimenti all’indispensabile. Nell’attesa di un vaccino, solo un comportamento rispettoso di questi vincoli ci farà uscire vincitori dall’emergenza in corso.

Non dobbiamo dimenticare, però, che la tecnologia può esserci di enorme aiuto. Anzi, è un nostro preciso dovere sfruttarla al massimo per fare fronte alle difficoltà, e in particolar modo a quelle di un sistema sanitario martoriato da settimane di crisi, di posti letto che non si trovano, di carenza di attrezzature e di un personale ormai allo stremo delle forze.

Telemedicina: un grande alleato del sistema sanitario

Un modello virtuoso è senza dubbio l’ospedale di Lodi, che grazie alla partnership con il Gruppo Zucchetti è stato in grado di attivare la telemedicina in risposta all’inevitabile carenza di posti letto. Le risorse limitate impongono all’ospedale di ricoverare con priorità chi è nella fase acuta della malattia; gli altri, la cui situazione non desta particolari preoccupazioni ma che va comunque seguita, possono stare a casa e vengono gestiti in telemedicina.

A ognuno viene fornito un dispositivo che controlla la temperatura, la saturazione, il battito cardiaco e che, mediante un sistema di alert, avvisa il personale dell’ospedale di un eventuale aggravamento dei sintomi e quindi di nuove criticità da gestire. Inoltre, il motore di Intelligenza Artificiale sviluppato da Moxoff permette al sistema di effettuare analisi predittive, cioè di identificare con tempestività segnali anomali che possono condurre a un peggioramento futuro della malattia. Così facendo, la tecnologia alleggerisce la pressione sul sistema sanitario senza condizionare il servizio offerto ai pazienti.

Per sconfiggere il virus, dona i tuoi dati

La lotta al COVID-19 non si combatte (solo) sul terreno della cura, ma soprattutto su quello della prevenzione. Per gestire al meglio l’emergenza bisognerebbe mappare tutta la popolazione, perché sappiamo bene quanto gli asintomatici siano un vettore per la diffusione del virus: questo rende ancor più importante sapere chi l’ha contratto, qual è il suo stato di salute, che sintomi ha, che persone ha incontrato, che attività e movimenti ha fatto.

Se il sistema potesse raccogliere i dati di tutte le persone in tempo reale e li potesse analizzare mediante modelli matematici e algoritmi di intelligenza artificiale, si potrebbe finalmente avere un quadro preciso della situazione, prevedere lo sviluppo di nuovi focolai e contagi, nonché intervenire tempestivamente e in modo mirato laddove ci siano i presupposti, senza sprecare risorse; questo permetterebbe di dare respiro al sistema sanitario, evitare che le persone si riversino in ospedale, ottimizzare le risorse sanitarie e, soprattutto, rallentare i contagi in modo significativo.

Il diritto alla privacy non consente questo tipo di monitoraggio, a meno che le persone non siano disponibili a rinunciarvi donando i propri dati raccolti dallo smartphone e da app specifiche. Il concetto è semplice: data la situazione che stiamo vivendo, dobbiamo accantonare per un attimo la riservatezza e mettere i nostri dati a disposizione di un bene superiore, ovvero la nostra salute e quella degli altri.

Ottavio Crivaro, Founder & Ceo di Moxoff, Alfio Quarteroni, Presidente di Moxoff e  Giuliano Noci, Professore del Politecnico di Milano, hanno lanciato una petizione su Change.org, nella speranza che venga condivisa – e firmata – dal maggior numero di persone: la petizione è accessibile a questo link.

Se la campagna avrà successo si potrà dimostrare alle istituzioni che i cittadini sono pronti e che, il più rapidamente possibile, bisogna attivare sistemi di raccolta dati come già fatto in altre nazioni. E quando i dati saranno disponibili, potrà entrare in campo la matematica, con i suoi modelli e gli algoritmi: le chiederemo di trasformare questi grandi volumi di dati in informazioni di valore, che permettano al sistema di gestire e contrastare il virus con maggiore efficacia. Fino a quando, speriamo presto, potremo finalmente metterci alle spalle questa brutta storia.

Vi aspettiamo.